“Alex Katz. La dolce vita”, al Mart opere dagli anni ’90 a oggi

Alex Katz. La dolce vita presenta in un unico percorso e per la prima volta un’ampia selezione delle opere esposte in Italia a partire dagli anni Novanta, principalmente grazie alla lungimiranza di Emilio Mazzoli e Monica de Cardenas. Al Mart oltre 40 grandi tele costituiscono un percorso a colori nel quale sono rappresentati i due grandi generi esplorati dall’artista: i ritratti e i paesaggi. In mostra anche uno dei rarissimi nudi, oltre ad alcuni sketch, un disegno e due video, tra cui l’estratto di un film realizzato dal regista Ranuccio Sodi per la televisione e mai andato in onda.

L’esposizione sottolinea la distanza di Katz dalle filosofie esistenzialiste e dalle ambizioni politiche e sociali di molta arte contemporanea, restituendo il felice disimpegno di opere che celebrano la poesia della vita e di un mondo fatto di affetti e luoghi del cuore. Attraverso i quadri che hanno permesso agli italiani di conoscere Katz, la retrospettiva fa i conti con quello che il curatore Denis Isaia definisce “interrogativo morale e progettuale posto da Katz”. Al Mart “non ci sono labirinti concettuali, tortuosità esistenziali o oscuri principi filosofici. […] La vita è dolce, se ci piace”.

La mostra è corredata da un catalogo pubblicato da Sagep Editori con un testo di Vittorio Sgarbi, Presidente del Mart; un saggio del critico d’arte Alberto Fiz e uno del curatore della mostra Denis Isaia; le riproduzioni delle opere e una selezionata antologia di contributi poetici e critici scelti dall’artista tra testi storici e testi più recenti, per lo più inediti in Italia. Completa l’opera un’intervista raccolta nel marzo del ’97 dal critico d’arte e curatore inglese David Sylvester.

Spesso associato al movimento della Pop art, Alex Katz rielabora i riferimenti della cultura di massa, della società americana, della televisione, della pubblicità e, nei primi piani e nelle inquadrature, del cinema. Nello stesso tempo, si appropria dei principi minimalisti spogliandoli però dalle durezze ideologiche, soffermandosi sui caratteri più squisitamente formali che definiscono il gusto collettivo, il lifestyle e quindi in ultima istanza il rapporto con ciò che ci circonda. Con l’apparente leggerezza dei temi e con la limpidezza delle campiture colorate, Katz finisce per rappresentare un’anomalia nel panorama della grande arte americana del secondo dopoguerra.

Sebbene non sia assimilabile ad alcuna scuola, la sua opera è però una felice e originale sintesi delle migliori esperienze artistiche del ’900. Sin dagli esordi, si allontana dal vitalismo drammatico dell’Espressionismo Astratto di De Kooning e Pollock pur condividendone l’approccio istintivo di una pittura stesa rapidamente sulla tela. Sposa l’approccio cartellonistico della Pop Art lavorando a tele di grandi dimensioni ma non è interessato ai barattoli di pomodoro, alle star del cinema o agli eroi dei fumetti tanto cari a Warhol o Lichtenstein.

Infine, come nella pittura astratta di puro colore (Noland, Rothko), sfrutta la forza espressiva delle campiture estese e uniformi, su cui però interviene dipingendo ritratti e paesaggi che appartengono al suo ambiente d’elezione: la società newyorkese più chic e colta. Nelle tele di Katz le atmosfere sono sospese, serene, oltre il tempo frenetico del lavoro e le preoccupazioni. È grande la vicinanza con la poesia, con la purezza, alla ricerca dello straordinario nell’ordinario. Lo stile è asciutto, lineare, preciso. Nelle case, nelle gite al mare, nella quotidianità, nei ritratti e nei paesaggi Katz raffigura solo ciò che conosce: la sua New York e l’amato Maine, dove trascorre lunghi periodi, le persone più care, parenti e amici, e infinite volte la moglie Ada, vera e prima musa, protagonista di oltre 200 opere.

 

Alex Katz

Alex Katz (nato nel 1927 a Brooklyn, New York) vive e lavora a New York City. Ha studiato alla Cooper Union School of Art di New York e alla Skowhegan School of Painting and Sculpture del Maine. È conosciuto principalmente per dipingere ritratti e paesaggi, anche se ha sperimentato altre tecniche. Ha collaborato con poeti e scrittori, disegnando libri e copertine, e con coreografi e danzatori. In particolare ha affiancato per 50 anni la Paul Taylor Dance Company di cui è stato scenografo e costumista. Si è misurato più volte con grandi interventi di arte pubblica. Nella sua settantennale carriera ha partecipato a oltre 200 mostre personali a livello internazionale tra cui si ricordano quelle organizzate da: Whitney Museum of American Art, The Jewish Museum, P.S. 1, The Brooklyn Museum, The Tate Gallery, Londra, The National Portrait Gallery, Londra, The Serpentine Gallery, Londra, e The Museum of Fine Arts, Boston. Le opere di Katz sono state acquisite da oltre 100 collezioni pubbliche in tutto il mondo, tra cui quelle dei grandi musei newyorchesi, Metropolitan, Whitney e Museum of Modern Art, e quella della Tate Gallery di Londra. Una sala dell’Albertina Museum di Vienna è dedicata al suo lavoro, come anche un’ala del Colby College Museum of Art di Waterville nel Maine.

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