L’esoeditoria degli anni ’60: la nascita della rivista Téchne

Negli anni 2000 Eugenio Miccini insieme ad Alberto Cappi dirigeva la collana “Archivio della Poesia del ‘900” del Centro Culturale “Gino Baratta” di Mantova che dette vita a una serie di interessanti pubblicazioni nel formato di un taccuino. Tra le tante ci piace segnalare quello sui “Libri d’artista” curato dallo stesso Eugenio Miccini insieme ad Annalisa Rimmaudo, specialista dell’argomento trattato.

Tra i capitoli, quello dedicato a “La rinascita del libro: l’antilibro”  affronta il fenomeno dell’esoeditoria che si afferma in Italia negli anni ’60, un fenomeno culturale diffuso di editoria clandestina. In occasione di una esposizione che si tenne a Trento nel 1971 “Rassegna dell’esoeditoria italiana” Eugenio Miccini scrive un testo illuminante al catalogo che spiega molto bene la genesi della sua rivista Téchne, particolarmente amata e oggi  ricercatissima nelle librerie antiquarie dai collezionisti.

“…Nelle università i libri erano quasi scomparsi: ci si preoccupava più di parlare della vita degli studenti e della società che di studio. Il libro poteva aspettare: era il momento del ciclostile preferibile alla stampa qualificata. In quel foglio male stampato si sapeva che c’era qualcosa di nuovo, e il nuovo non poteva che disertare gli strumenti e le tecniche del potere alle quali restava di competenza il consueto. Così, una questione di pura necessità prendeva gli aspetti di una scelta politica, la semiologia generava l’ideologia e viceversa. La rivista Téchne è nata da questa considerazione. Contro l’indifferenza editoriale pigra e afflitta da troppe cautele e da meditate sordità verso certi problemi effettivamente contemporanei, occorreva mettere insieme dei fogli agili raccattati qua e là tra chi ha deliberatamente costituito questo schieramento underground che rifiuta l’ufficialità e i suoi rituali per la necessità di partecipare alla vita culturale quotidiana”.

Oltre a Téchne nascono in Italia altre riviste come Amodulo, Agenzia e il centro di distribuzione come La Comune di Brescia. La stampa artigianale è il mezzo più diffuso per comunicare, i manifesti sono affissi sui muri, i volantini spediti per posta. In questo periodo prendono vita gli assembling. Ogni artista invia un opera, in un certo numero di copie, a un altro artista che raccoglie le opere ricevute, aggiunge la propria, realizza una rivista o un libro che rimanda agli artisti. Un sistema che permette di creare una rete internazionale tra gli artisti che non ha precedenti e che darà vita ad importanti collezioni di multipli e riviste ciclostilate come gli Archives for Small Press di Guy Scharaenen ad Anversa o Zona di Maurizio Nannucci a Firenze.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *